
La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo si applica ai popoli di ogni paese, quale che sia il loro retaggio culturale, perché tutti gli esseri umani hanno una comune aspirazione alla libertà, all'uguaglianza e alla dignità. La democrazia e il rispetto dei diritti umani fondamentali sono importanti per gli africani e per gli asiatici come per gli europei e gli americani.
Poiché coabitiamo tutti lo stesso pianeta, dobbiamo imparare a vivere in armonia e in pace l'uno con l'altro e con la natura. Questo non è solo un sogno, ma una necessità. Dipendiamo gli uni dagli altri in così tanti modi che non possiamo vivere più a lungo in comunità isolate e ignorare ciò che accade fuori da queste comunità.
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
...la televisione non ne parla più, i giornali nemmeno, su internet si trova poco...ma vi siete chiesti cosa sta succedendo in Tibet?!? Dopo qualche giorno di informazione, tutto è stato messo a tacere, ma la situazione in realtà non è cambiata. La "guerriglia" si è fermata, ma le notizie che ho trovato qua e là parlano di centinaia di arresti (e vi immaginate cosa può voler dire finire in una prigione cinese...per di più quando sei tibetano...)...ho letto che le Autorità cinesi hanno concesso ad alcuni giornalisti di entrare nella capitale Lhasa, sotto stretta sorveglianza...questa è una parte dell'articolo che ho letto...
"La visita del primo gruppo di giornalisti stranieri a Lhasa, voluta e accuratamente programmata dalle autorità di Pechino con l’intento di mostrare alla comunità internazionale il ritorno alla normalità della capitale tibetana dopo l’insurrezione popolare della scorsa settimana, è stata caratterizzata da un imprevisto episodio. Nelle vicinanze del Jokhang, il principale tempio della città, una trentina di monaci si sono avvicinati ai giornalisti e, alternando la lingua tibetana a quella cinese per farsi meglio comprendere, hanno cercato di far conoscere la loro verità. “Le proteste della scorsa settimana non hanno nulla a che vedere con il Dalai Lama” - hanno gridato - .“Il Tibet non è libero, il Tibet non è libero!”, ha esclamato un giovane religioso prima di scoppiare in lacrime davanti alle telecamere. I monaci hanno fatto sapere di essere intervenuti dopo aver saputo che, all’interno dell’edificio, un gruppo di funzionari governativi, indossate le tonache monacali, si apprestava ad incontrare i rappresentanti della stampa. Hanno fatto sapere che, a partire dal 14 marzo, il tempio è strettamente sorvegliato dall’esercito. Questa notizia conferma quanto trapelato nei giorni scorsi circa lo stato di semi prigionia in cui sono tenuti e religiosi all’interno di tutti i monasteri, con conseguenti, serie difficoltà di approvvigionamento di acqua e viveri. “Siamo consapevoli che per questo nostro gesto rischiamo di essere arrestati” - hanno dichiarato i monaci - ma siamo pronti ad correre questo rischio”........Un inviato del Financial Times così descrive Lhasa: “I quartieri tibetani sembrano un teatro di guerra, con gli edifici incendiati, gli uffici chiusi e militari dappertutto. Dopo quasi due settimane l’odore del fumo permea ancora tutta la zona. La città è divisa in due parti: quella cinese, quasi normale, e quella tibetana, la città vecchia, che appare una città in rovina, sia dal pinto di vista materiale sia da quello psicologico”.
...e non non diciamo niente...in una parte del mondo (come in tante altre...purtroppo...) è in atto un vero e proprio genocidio razziale e culturale e noi stiamo a guardare...anzi...in un Paese che non conosce la democrazia, i diritti umani, il rispetto per i bambini, per gli animali (...scusate, ma il mio lato veterinario viene fuori...) noi andiamo a farci le Olimpiadi...gli interessi economici fanno girare il mondo, ma non per questo noi dobbiamo stare in silenzio...